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Il Comune di Mirano aderisce agli Aalborg Commitments

Nel corso dell’ultima seduta (28 novembre) il Consiglio comunale di Mirano ha approvato l’adesione agli Aalborg Commitments, il nucleo di impegni in materia sostenibilità ambientale e partecipazione attiva della cittadinanza rivolti alle amministrazioni locali europee, che discendono dagli assunti di Agenda 21, il programma delle Nazioni Unite su tali temi.

Grazie a questo provvedimento Mirano è sempre più inserita in reti di città in grado di garantirle di svilupparsi e progredire al meglio, affrontando con lungimiranza il futuro, il proprio come quello dell’intero pianeta. La decisione, infatti, è parte del percorso che la Città ha intrapreso con “La Piazza delle Idee” e il progetto “Cittadinanza 20-20-20”, rete fondata con Este e San Donà di Piave con l’intento di unire quei comuni che stanno perseguendo una crescita inclusiva intelligente, attraverso la riduzione degli sprechi, la partecipazione dal basso, la crescita condivisa, rafforzando un’alleanza per la sostenibilità che parta dai Sindaci e che costituisca anche innovazione civica, attraverso la condivisione di buone pratiche e competenze specifiche.

La decisione presa dal Consiglio comunale è di grande importanza perché impegna non solo l’attuale Amministrazione ma anche quelle degli anni a venire ad agire secondo i principi stabiliti dagli Aalborg Commitments. Grazie a questo passo i cittadini miranesi sapranno che ogni decisione e azione politica determinata dal Comune sarà conforme ai principi della sostenibilità ambientale, dell’inclusione, della partecipazione della cittadinanza al processo decisionale, puntando allo sviluppo di una smart city (città intelligente) inserita nel più ampio contesto di una smart land (territorio intelligente).

Nasce “Cittadinanza 20-20-20, per una terra intelligente”, la prima rete tra comuni veneti sui temi della sostenibilità ambientale

Venerdì 31 ottobre è stato ufficialmente presentato il progetto Rete “Cittadinanza 20-20-20 per una terra intelligente”, realizzato dai comuni di Mirano, Este e San Donà di Piave. Collegati in videoconferenza, i sindaci Maria Rosa Pavanello, Giancarlo Piva e Andrea Cereser hanno illustrato le caratteristiche principali del progetto, che nasce con l’intento di favorire e migliorare la sostenibilità ambientale, perseguendo, così, gli obiettivi previsti dal “Pacchetto Clima-Energia 20 20 20”, insieme delle misure pensate dalla UE per il periodo successivo al termine del Protocollo di Kyoto contenuto nella Direttiva 2009/29/CE, entrato in vigore nel giugno 2009 e valido dal gennaio 2013 fino al 2020. I governi locali, infatti, svolgono un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti conseguenti al cambiamento climatico, soprattutto se si considera che l’80% dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 è associato alle attività urbane.

I Comuni di Mirano, Este e San Donà di Piave (una popolazione complessiva di 86.000 cittadini) sono accomunati dal fatto di aver aderito al Patto dei Sindaci, impegnandosi a redigere il PAES (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile) e a realizzare le azioni di mitigazione delle emissioni di CO2 entro il 2020. I PAES, oltre a consentire una riduzione definita dei gas climalteranti, hanno l’obiettivo di favorire un ambiente e una qualità della vita più sani, una accresciuta competitività economica e una maggiore indipendenza energetica. I tre comuni hanno così deciso di dare vita alla Rete “Cittadinanza 20-20-20 per una terra intelligente”, aperta all’adesione di altri comuni, per sviluppare questi temi e declinarli al meglio nelle loro realtà territoriali.

La Rete “Cittadinanza 20-20-20” dà quindi risalto al cammino che i comuni aderenti stanno perseguendo per una crescita inclusiva intelligente, attraverso la riduzione degli sprechi, la partecipazione dal basso, una crescita condivisa, rafforzando un’alleanza per la sostenibilità che parta dai Sindaci e che costituisca anche innovazione civica. L’obiettivo dell’alleanza è andare oltre la smart city, istituendo una Rete che promuova la “terra intelligente” (smart land), ovvero quelle comunità di territorio ampio che vivono mettendo in pratica nel quotidiano criteri di sostenibilità, condividendo le buone pratiche amministrative e gestionali, di ricerca e di studio. La rivoluzione nelle pratiche parte già dagli strumenti di lavoro: proprio per questo si è optato per una videoconferenza on line che ha consentito di risparmiare circa 32,70 kg CO2 non immessi in atmosfera.

«Il principio fondante – ha spiegato Maria Rosa Pavanello – è mettere in rete le energie per un comune più virtuoso, efficiente e sostenibile, che migliori sensibilmente la qualità della vita dei propri cittadini. La rete unisce virtualmente un territorio ampio che va “dai colli al fiume”, ponendosi come soggetto promotore di modelli di vita equilibrati e sostenibili, per l’area del Veneto centrale». Pavanello, che ricopre anche il ruolo di presidente di Anciveneto, ha sottolineato che «la Rete è anche una risposta ai continui tagli agli enti locali: ci permette di cercare risorse presso altre sedi, come l’Unione Europea».

Tale concetto è stato sviluppato anche da Giancarlo Piva, che ha evidenziato come «questa forma di collaborazione permetta di costituire massa critica, aspetto fondamentale per trovare forme di finanziamento e di incentivi in ambito comunitario, nazionale e regionale fra i fondi destinati al rilancio delle “Aree interne”. La Rete “Cittadinanza 20-20-20 promuove una crescita inclusiva intelligente attraverso la riduzione degli sprechi e la partecipazione dal basso».

Andrea Cereser ha fissato alcuni dei principali aspetti su cui la Rete potrà agire: verde urbano, inteso come ambiente naturale che circonda la città; mobilità, intesa come modi di spostarsi alternativi all’auto privata; risparmio energetico, inteso come riduzione di sprechi e consumi inutili. «Passando da un’epoca di molte risorse a un presente con poche – ha concluso – dobbiamo affidarci alla principale risorsa a nostra disposizione, l’intelligenza. Dobbiamo imparare a fare di necessità virtù».

La Piazza delle Idee nella Carta dello Spazio Pubblico dello Iuav

La Biennale dello Spazio Pubblico dell’Università Iuav di Venezia ha pubblicato la Carta dello Spazio Pubblico. Esperienze locali, che raccoglie le più significative esperienze in Italia di programmazione e progettazione dello spazio pubblico.

Tra queste rientra anche l’esperienza de La Piazza delle Idee, con il lavoro svolto nella sua prima annualità, culminato con la realizzazione della Carta dei Valori.

Riflessioni e proposte per un’economia della decrescita felice

Pubblichiamo alcuni spunti tratti dal Movimento per la Descrescita Felice del Veneziano, molto attivo nel sostenere un’idea di futuro che porti in altre direzioni, rispetto alle attuali. Riteniamo che molti concetti espressi siano perfetatmente adattabili ad ognuno di noi e alla realtà nella quale viviamo. E magari ci possono indirizzare nelle nostre scelte quotidiane.

Segreteria Tecnica de “La Piazza delle idee”

 

 

Sabato 21 e domenica 22 settembre, a Padova si è svolto il direttivo MDF (Movimento per la Decrescita Felice) nazionale e all’incontro erano presenti i circoli MDF del Veneto. Tra le diverse iniziative prese dal direttivo, segnaliamo l’evento che si è svolto sabato sera 21 settembre.

In quella data è stato organizzato un incontro pubblico dal titolo: “l’insostenibile pesantezza della crescita” a cui hanno preso parte Maurizio Pallante e Don Albino Bizzotto che è in protesta, sotto forma di digiuno, contro le grandi opere previste nel Veneto e contro lo spreco del territorio.

Dai temi trattati in quella serata sono emerse diversi spunti di riflessione che MDF fa suoi ancora con maggiore convinzione e che riportiamo di seguito invitando tutti i circoli e i simpatizzanti ad approfondirne attivamente le tematiche e le soluzioni.

Resta di primaria importanza la necessità urgente di opporsi alle grandi lobby del cemento ed imprenditoriali, che avendo a disposizione grandi capitali, con il favore dei partiti tradizionali, riescono ad imporre le loro scelte di consumo del territorio.

Inoltre le scelte di politica economica che mettono al centro le grandi opere, trovano chiaramente in capitali privati la possibilità di forte finanziamento. Da questo connubio ne traggono vantaggio soprattutto i privati, che solo in questo modo possono trovare opportunità di investimenti redditizi. Questi infatti da ogni grande opera ne traggono un lauto guadagno c a discapito della collettività pubblica che invece si accollerà per i prossimi decenni a seguire l’indebitamento nazionale. Tutto questo crea precarietà soprattutto per le generazioni future.

Un secondo motivo per opporsi alle grandi opere inutili è la sempre più presa di coscienza dell’opinione pubblica. Quest’ultima infatti non vede di buon occhio la realizzazione di grandi, dispendiose e spesso inutili opere. Si calcola infatti che la TAV Torino-Lione, secondo il governo italiano costerà 8,2 miliardi di euro e occuperà circa 6.000 persone (0,73 posti di lavoro ogni milione di euro investito), mentre il settore delle rinnovabili, secondo uno studio riportato sul Sole 24 ore occupa 4 posti per ogni milione di euro investito e l’efficienza energetica 13.

Nonostante la grande richiesta di posti lavoro e la crisi economica si continua con la politica delle grandi opere e pur consapevli del malcontento dei cittadini, i governi impongono le loro politiche usando anche la forza, come avviene con i NO-TAV pacifici in Val di Susa.

Un’ulteriore riflessione scaturita dalla serata è la proposta di creare un blocco sociale composto da piccoli e medi imprenditori, artigiani e professionisti consapevoli, da consumatori consapevoli e da amministratori consapevoli. Questo blocco che farà da massa critica, con il consenso elettorale di sane forse politiche, deve modificare la politica economica dell’Italia per arrivare ad una decrescita selettiva delle merci inutili e dannose perchè non servono e distruggono durante il loro ciclo produttivo il patrimonio ambientale esistente e formano rifiuti.

Uno dei punti di forza di questa nuova economia sarà spostare gli investimenti dalle grandi opere (costo e elevato, nessun controllo dei cittadini, grande consumo di risorse ambientale e pochi posti di lavoro quasi sempre sottopagati) alle opere di manutenzione del territorio e di efficienza energetica ( lavori con costo inferiori, distribuiti sul territorio, eseguiti da residente nel territorio, controllati dai cittadini, con grande bisogno di manodopera del luogo e che aumentano il patrimonio ambientale)

Ma in pratica come invertire la rotta? puntando ad incidere – da subito – su questi tre gruppi sociali imprescindibili:

1- Piccoli e medi imprenditori, artigiani e professionisti consapevoli. Sono il 90% delle imprese italiane presenti nel territorio e non riescono più ad avere commesse e dunque a lavorare. La politica economica di MDF prevede la creazione di tanti cantieri e commissioni per le opere di manutenzione ed efficienza distribuite in tutto il territorio, progettate ed eseguite da queste aziende consapevoli che assieme al bilancio economico devono presentare anche il bilancio naturale (le risorse usate per produrre devono essere uguali alle risorse prodotte dalla merce o dalla prestazione ottenuta).

Un esempio di tale prospettiva: la ristrutturazione di una abitazione che prevede almeno una decina di imprese di artigiani e 5-6 studi professionali, viene seguita prevedendo che il suo funzionamento avvenga senza consumare ancora petrolio o gas (risorsa non rinnovabile) attraverso l’energia prodotta dal sole (risorsa rinnovabile). In questo caso si rende evidente l’importanza della tecnologia avanzata nel progetto di MDF .

2- Consumatori consapevoli. Tutti i Cittadini dovranno assumere nuovi stili di vita a cominciare dal consumare merce utile prodotta da aziende e professionisti che producono con un bilancio ambientale almeno in pareggio. E’ fondamentale che il consumatore si rivolga a queste aziende e professionisti consapevoli.

3- Amministratore consapevole.  L’amministratore consapevole è il cittadino eletto che approva delibere nelle varie sedi amministrative (Comune, Provincia, Regione, Stato, ecc) che tendono alla diffusione della decrescita selettiva. E’ necessario creare ed inserire amministratori che votino contro le grandi opere e che deliberino per la progettazione e l’esecuzione di opere per la manutenzione del territorio e la sua efficienza.

L’unione fra queste tre elementi consapevoli, praticabile già da subito, porta ad una nuova economia, quella della decrescita felice.

 

Meno auto: tutti più veloci.

 

Noi dichiariamo finita la cultura dell’ “auto-a-tutti-i-costi”.

L’intelligenza si ribella all’idea di bruciare quello che resta del petrolio, per stare fermi dentro a un fiume di auto ferme. Non ci stiamo a considerare il nostro prossimo come un “ostacolo stradale”.

L’auto non definisce più uno “status”, risponde a un semplice bisogno di mobilità personale. Ma la mobilità complessiva è lenta a causa del sovrannumero di auto vuote.

Non siamo più interessati alla cultura della quantità, della fretta, dell’insoddisfazione permanente. Siamo per una cultura della “qualità”: virtù dei gesti quotidiani, vivibilità dei luoghi, sostenibilità del viaggiare.

Aspiriamo a città in cui il centro ideale sia la piazza, non uno spartitraffico. I “luoghi significanti” contengono sempre un’anima : mai un parcheggio.

La velocità è un valore, ma oggi viene dopo il rispetto, la sicurezza, l’educazione, il desiderio di bellezza. Non c’è bellezza nello sfrecciare senza nulla vedere, mentre c’è molta ricchezza nel camminare e nell’indugiare stupito. Il sovrannumero di auto è come il colesterolo in eccesso: un di più inutile e dannoso. Più auto, più congestione, più lentezza.

Non ha senso percorrere 500 km in tre ore, per poi rimanere fermi tre ore per fare gli ultimi 5 km. Neppure ha senso osannare la velocità dell’auto, quando una bicicletta, in città, va più forte. La bicicletta è metafora di una nuova qualità della vita: chi pedala non si arrabbia, non inquina; chi pedala di propria forza, riempie e guadagna il suo tempo, perché mentre si sposta tonifica il corpo e riduce la quota della palestra.

Non ha più senso il “tour automobilistico”: chi viaggia non desidera vedere illusoriamente il mondo da un finestrino, vuole calcarlo a piedi battenti.  La pubblicità per la vendita di auto, con la sua perfezione formale e con il suo spreco di intelligenze, rende manifesta la disperazione dei fabbricanti e insieme l’abilità di chi, per obbligo contrattuale, deve sostenere la desiderabilità forzata dell’oggetto.

Si compra un’automobile per acquistare velocità individuale, e l’effetto paradossale è quello di un rallentamento collettivo: un esempio di come la “razionalità individuale”, trasposta sui grandi numeri, può divenire “irrazionalità collettiva”. Non ha più senso progettare nuove circonvallazioni, nuovi parcheggi, nuove corsie e tunnel, per la semplice ragione che fra pochi anni il trasporto pubblico e privato sarà molto più ‘aggregato’, e siccome un minor numero di mezzi in movimento riduce l’effetto “onde di traffico” e le occasioni di inciampo della circolazione, i pochi momenti di “piena” automobilistica, oggi problematici, saranno facilmente controllabili con le dotazioni esistenti.

L’uso solitario dell’automobile ingobbisce la schiena e immiserisce lo spirito, mentre aprire la portiera ad estranei è un atto che fa sussultare il cuore, e ringiovanisce, e apre alla “serendipità”.

Toglieremo i dormitori per le auto, e “le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze, e i vecchi e le vecchie siederanno ancora nelle piazze, ognuno con il suo bastone in mano per la loro longevità” (AT – Zaccaria 8, 1-8). Lo sguardo allora spazierà da soglia a soglia, e torneranno i pavoni sui culmini delle fontane.

Da subito vogliamo ridurre la nostra responsabilità di essere complici della de-forestazione causata dalla coltivazione di bio-carburanti sostitutivi dei carburanti fossili, e affermiamo che la “via breve” per togliere questo “assurdo razionale”, il sovrannumero di auto, è di imparare a sfruttare i sedili vuoti: carpooling, car-sharing, e jungo.

Non lasceremo nulla di intentato per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, per ridare spazio, aria e bellezza alle nostre città, e per fare ciò ci impegnamo a convertire sempre di più la mobilità solitaria in mobilità aggregativa.

Ass.Jungo

 

La Gratitudine

 Quando si sente parlare di decrescita felice si pensa sempre ad un concetto di economia. Questo in parte è vero perché la critica alla società dei consumi scriteriata non può che partire dalla messa in discussione del PIL. Tuttavia questo non è che un inizio, un passaggio quasi obbligato ma che non obbliga e non restringe la riflessione.

Anzi, partendo proprio da questa messa in discussione del modello fallimentare di sviluppo, si aprono immense praterie per rivedere l’umano, la sua collocazione e tutto ciò che ne consegue. Detto in altri termini mettere in discussione questo modello occidentale di sviluppo significa ripensare il nostro modo di stare nel mondo, scoprire cose nuove, ritrovare antiche saggezze, mescolarle e dare spazio alla creatività.

Uno degli aspetti più tristi che si possono verificare in questi tempi di barbarie avanzata e presente, è la mancanza di umanità sotto molteplici punti di vista. Gli uomini e le donne ogni giorno corrono il serio rischio di alienarsi e soprattutto di disumanizzarsi venendo meno al loro compito primario per cui sono nati: essere dei capolavori di umanità.

L’uomo è tale ed è pienamente felice solo quando è pienamente uomo, pienamente umanizzato. Cammino lungo, che impiega probabilmente tutta una vita, ma cammino necessario se vogliamo assaggiare distillati di gioia e se vogliamo seriamente rendere i posti in cui viviamo belli.

Di mancanza di umanità ne abbiamo esempi quotidiani, e dove manca questa, immancabilmente avanza la bruttezza sotto ogni punto di vista. Tuttavia l’importante è educare ex-ducere, tirar fuori il meglio e il bello che è in ogni essere umano.

Uno dei punti principali a mio parere per tirare fuori il bello dalle persone e delle persone è l’imparare a ringraziare. Può sembrare banale ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo notare che oggi non sempre e non tutti conoscono questa sottile e nobile arte. Non parlo certamente dei “grazie” dati e detti per formalità (anche quelli sono importanti e non scontati di questi tempi), ma parlo di quella capacità interiore di saper riconoscere il Bene ricevuto e di saperne essere riconoscenti.

Troppo spesso noto che “tutto ci è dovuto”, che il piatto sulla tavola, i regali, la giusta accoglienza, il lavoro ben svolto, la casa pulita, i panni stirati, le cose autoprodotte, le vacanze, i viaggi, i giochi per figli, i libri, il necessario per la scuola, etc etc siano qualcosa di scontato e di dovuto, quasi come un contorno obbligatorio.

Eppure così non è e non deve essere. E questo per almeno due motivi. Il primo. Dietro ogni azione c’è (quasi) sempre l’amore di chi lo ha fatto. Faccio un esempio “banale” ma non superficiale: quando rientriamo a casa dopo una giornata dura di lavoro e troviamo il piatto pronto, noi dobbiamo sapere che dietro quel piatto c’è stato l’amore di chi lo ha preparato. C’è stato il voler trovare gli ingredienti giusti, il prepararlo nel modo più sano possibile, il farlo trovare caldo e al momento giusto (chi torna da lavoro spesso è burbero perché affamato e a tavola possono consumarsi le più brutte litigate per cose banalissime), lo ha preparato magari anche se stanca o stanco della sua giornata di lavoro. Insomma dietro quel piatto c’è un “ti voglio bene”, voglio che tu stia bene. Questo se ci pensiamo un momento è meraviglioso. E lo stesso vale per i vestiti lavati e stirati, per il cibo o gli utensili autoprodotti e quant’altro. Ed è giusto che chi prepara tutto questo si senta almeno dire un “grazie, è molto buono, bello quello che hai fatto e che fai”.

Ma mi domando e chiedo a chi legge: siamo ancora capaci di cogliere questo? Siamo ancora capaci di dire grazie? Siamo ancora capaci di riconoscere il bene e il bello?

E qui veniamo al secondo punto. Chi non è capace di gratitudine non è capace di cogliere il bene e il bello. In altre parole non è capace di meravigliarsi di stupirsi. E questo, mi si permetta è molto grave.

Un mondo, una persona che non sa stupirsi, non sa meravigliarsi, non riesce a cogliere il bello e il buono che gli viene fatto, cosa può cogliere della vita? Cosa può costruire nella vita? e se non nasce la gratitudine per qualcosa che riceviamo come possiamopretendere che nasca per qualcosa che non ci appartiene direttamente ma di cui siamo lo stesso custodi, quali la Natura, il mondo e l’ambiente in cui viviamo?

A me, lo confesso, stupiscono sempre quei bambini che non sanno più stupirsi a Natale. O che non si stupiscono più davanti ad un pacco regalo. Ne hanno talmente tanti che per loro è normale e doveroso. Attenzione qui non stiamo facendo del facile moralismo bigotto. Lungi da me. Ma sto cercando di dire che stiamo smarrendo al grammatica di base dell’essere umano che si trasmette solamente negli ambienti familiari, di qualsiasi tipo di famiglia.

Stupirsi, meravigliarsi, riconoscere il bene ricevuto ed esserne riconoscenti sono cose basilari che innescano, quando sono sinceri, dosi di vita nelle relazioni umane. Dire “Grazie” e anche saperlo ricevere, rendono la vita più bella, perché affinano i sensi, rendono gli occhi più profondi, fanno crescere lo spirito umano, lo rendono adulto, maturo e forte. Danno una possibilità a questa umanità sempre più invasa da barbarie. La gratitudine ha un grande potere, rende più umani e più belli, e ne abbiamo un disperato bisogno.

Alessandro Lauro

 

Dopo Lampedusa

Dopo l’ennesima strage avvenuta al largo di Lampedusa, non si trovano più le parole. Occorre fare silenzio e ascoltare la propria coscienza. Ma poi ci sono tante cose che possiamo fare: smetterla di lamentarci, ringraziare per la nostra buona sorte e poi rimboccarci le maniche, dare una mano al prossimo, non cacciare in malo modo chi bussa alla nostra porta o chiede il nostro aiuto ma dare sempre qualcosa, anche poco, ma qualcosa, almeno un sorriso. Insegnare ai nostri figli a fare quello che è giusto, non quello che conviene. Vivere più semplicemente, desiderare di meno, amare di più. E poi sostenere il commercio equo-solidale, mettere i nostri soldi nella Banca Etica e non nelle banche che commerciano in armi che causano le guerre da cui fuggono i migranti per cui poi ci commuoviamo quando accadono queste tragedie. Far conoscere e praticare la decrescita felice. Essere noi il cambiamento, come diceva Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. E pretendere dai politici meno lacrime di circostanza, o di coccodrillo, e più azioni concrete contro le guerre e la povertà nel mondo. Perchè è una vergogna, come dice Papa Francesco, e perché non è più tollerabile “un mondo diviso in due stanze: in una si spreca, nell’altra si crepa” (Benedetto XVI). Sembra sia già passato un secolo dai tempi del Giubileo del 2000 o di Genova 2001, quando si gridava a gran voce nelle piazze che “un altro mondo è possibile”, poi ha vinto la “globalizzazione dell’indifferenza”. Ora è il momento di dire basta ad un mondo dominato dalla dittatura del PIL, dai Mercati e dal profitto e di rinnovare l’impegno per una globalizzazione della solidarietà!

Luca Salvi

FIAB alla fiera di Padova “EXPOBICI”

Dalla mailing list “FIAB e dintorni”

DAL 21 AL 23 SETTEMBRE

PRESENTE NELLO STAND E137, PADIGLIONE 4

La Fiab sarà presente con un proprio stand espositivo a Expobici, Fiera Internazionale della Bicicletta che si terrà nel quartiere fieristico di Padova, per iniziativa di PadovaFiere SpA.

Presso lo stand n. E137 del padiglione 4 i volontari FIAB distribuiranno materiali illustrativi e forniranno direttamente agli interessati tutte le informazioni utili sulle attività istituzionali per  favorire la ciclabilità urbana. In particolare evidenza, quest’anno, il convegno sulla lotta al furto, che si terrà a Milano in novembre.

Questo il programma degli eventi in programma:

- sabato 21: inaugurazione, con la presenza di Antonio Dalla Venezia, ex Presidente FIAB e attuale responsabile dell’Area Cicloturismo;

- domenica 22, alle ore 16, il giornalista Maurizio Guagnetti, di Virgin Radio, intervistatore di sindaci e personaggi famosi di tutta Italia, converserà, girando con il suo tandem speciale per Padova, con la Presidente nazionale Fiab, Giulietta Pagliaccio, sui problemi della ciclabilità. La passeggiata, alla quale potranno partecipare altri ciclisti, si concluderà in fiera, presso lo stand della Fiab;

- lunedì 23, alle 11,30, presentazione ufficiale del CIAB, Club Imprese Amiche della Bicicletta e la premiazione della ditta Baxi di Bassano, per le sue iniziative a sostegno della giornata “bike to work”, la giornata internazionale della mobilità casa-lavoro in bici, istituita negli Stati Uniti e in Canada, ma ormai diffusa anche oltreoceano, nata per promuovere i vantaggi dell’“andare al lavoro in bici”.

 

Lello Sforza

Responsabile Ufficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Tel. +39 3200313836

stampa@fiab-onlus.it